Mentre rientravo da una giornata densa di impegni iniziò a piovere, un temporale improvviso, forte, al punto che i tergicristalli non riuscivano a spazzare via l’acqua dal parabrezza della macchina. 

Mentre la pioggia martellava la lamiera dell’auto, sentii la sensazione della felicità. Capitava sempre più frequentemente di provare questa emozione senza un motivo. In quel momento capii finalmente di aver recuperato in salute ed equilibrio attraverso l’accettazione del mondo e di me stesso.

Sceso dalla macchina, rimasi a sentire le gocce picchiettare sul viso per un tempo che non saprei definire, con il risultato di inzupparmi gli abiti e le scarpe che indossavo. L’ultima volta che mi ero lasciato liberamente bagnare dalla pioggia avrò avuto sette o otto anni. Ricordo ancora le grida di mia madre quando aprì la porta di casa, ma questa è un’altra storia.

Tornato nel mio appartamento feci una doccia. Quando finii, il bagno era una nuvola di vapore. Con il telo di spugna asciugai lo specchio, lo stesso dove anni prima, mi ripetevo frasi tipo: Mi voglio bene, Mi amo, sono affascinante, ho stima di me, raggiungo qualsiasi cosa io desideri. Frasi vuote, superficiali, che pronunciavo come un mantra. 

Ogni volta che articolavo quelle parole sentivo stridere allo stomaco, come se due mani volessero sbriciolarmi gli organi interni. Con il tempo compresi che quel mantra ripetuto a pappagallo tutti i giorni non aveva nessun effetto sull’andamento della mia vita: non mi volevo bene, non stavo diventando affascinante, non avevo stima e ancor meno provavo amore verso me stesso. Per quanto riguarda il concretizzarsi dei desideri: il risultato era pari allo zero. 

Un effetto a dire il vero l’avevo ottenuto: la frustrazione.

C’è una frase che ho visto condividere più volte, sui social.

Sono parole di Anna Salvaye: “Non puoi vivere una favola se hai paura di entrare nel bosco.”

Sono entrato nel bosco, la parte profonda di me, attraverso la scrittura. Indagando le emozioni, le zone oscure che mi abitano, fino a prendere coscienza che la maggior parte delle cose che mi tenevano bloccato non erano altro che la paura di far emergere parti di me che spingevano per manifestarsi.

Quando accettiamo i disagi, la vita ci sorprende. Appaiono soluzioni ai problemi del tutto inaspettate. La nostra parte profonda agisce costantemente con l’esterno, e la realtà circostante. Nel momento che ne diventiamo consapevoli l’ esistenza cambia: il dolore, la sensazione di inadeguatezza, scopriamo non essere altro che evoluzioni dell’anima che svolgeva la sua funzione. Entrare in connessione con l’anima, accogliere la nostra natura, equivale a rinascere. La gioia di vivere appare all’improvviso, senza un motivo.

La favola del pensiero positivo, le frasi motivanti sono una banale menzogna. C’è una parte di noi che sa molto di più di quello che immaginiamo. È molto più semplice mentire agli altri che a noi stessi: per quale motivo dovremmo farlo poi?

Non è così complicato: un foglio, una penna, e il coraggio di entrare nel bosco.

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